Stavo pensando. Stavo pensando nella notte, riflettendomi nel vetro della finestra della sala. Mi ricorda un periodo strano della mia vita.Avevo circa direi 17 anni e andavo per i 18,e c'era mio fratello che aveva solo qualche anno e Marianna eravamo un pò riuscita a metterla da parte, almeno per il momento. Avevo una macchina da scrivere, una grossa scrivania, fogli bianchi a volontà, posacenere e sigarette. La macchina da scrivere era una di quelle vecchie. Fantastica. Pensavo al fatto che in quel periodo stavo risorgendo. Era e sarà una nuova alba,una luce nell'oscurità. Che arriva dopo un periodo di grande sofferenza.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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