E fu così che persi la villa di via Pascoli e di botto mi ritrovai in una nuova vita in una nuova casa. Una casa orribile. Stretta e costretta in anguste stanze. Invivibile. Solo dopo otto anni ebbi una mia casa a San Giuliano. Una sofferenza lunghissima, indescrivibile perché ne porto ancora i segni addosso, in faccia. La villa di via Pascoli: il sogno di una rinascita possibile e di fatto attuata, ma invidiata e non ben voluta da molta gente. Dai più perbenisti che vedevano in quella nuova casa un lasciarsi alle spalle un passato tragico e luttuoso come la perdita di Marianna. Noi e soprattutto mio padre che fu l'antesignano di questo progetto, vedevamo in quella casa dismessa e tutta da risistemare un nuovo inizio. Una nuova vita, che però comprendesse anche Marianna. Che la celebrasse come presenza tra di noi.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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