La terra rossa del Salento, vicino Lecce, dove avevano casa gli amici dei miei. Ogni estate da quando ero piccolo si andava lì. Avevo anch'io i miei amici del quartiere. E gli amici dei miei genitori, avevano dei parenti che avevano una casa in campagna, in mezzo a uliveti e muretti a secco. Ogni fine settimana la passavamo lì tra cene, vino per i più grandi e giochi per i più piccoli come me. Si giocava a pallone con gli altri bambini e c'era qualche ragazzo di qualche anno in più. Ricordo vividamente il rosso della terra dei campi di terra appena rivoltata. Ricordo di quando ci vestivamo bene e andavamo a Lecce a mangiare una pizza e a farci un giro. Il bianco delle mura e delle case della città che rifletteva la luce del sole nelle calde giornate estive. Quanti ricordi. Ricordi bellissimi. Di una famiglia che si stringe attorno a sé stessa e in una battaglia impari con i ricordi, cerca nuovi modi di stare insieme e di riempire i vuoti che Marianna aveva lasciato.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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