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Messaggio

 La speranza di uno che scrive è quella di lasciare un messaggio. Io ho parlato di tante cose. Di Marianna, della psichiatria, di Mascia, di Monica e di Cloud. Dei miei fallimenti amorosi. Della mia incapacità di stare a lungo con una donna. È ora di pensare ai massimi sistemi, a Nice e alla ragion pura. È ora di uscire da questa palude in cui un pò mi ci sono messo io,un pò gli altri mi hanno fatto accomodare. E ho anche in mente chi. Ma a parte questo? A parte questo resta il fatto che non faccio più vita sociale con l'ultimo dei gruppi di persone con cui sono stato in questi anni, quello dei musicisti che resistono a tutto, anche alle ingiurie e agli screzi del tempo. E sento che mi stanno aspettando. Non so se arriverò mai,ma comunque ci sarei voluto essere. Qualcuno dice che sei troppo autobiografico, troppo intimo, troppo triste e per niente rivoluzionario nello stile.  Una sorta di classicismo popolare, derivato da qualche conoscenza della lingua italiana e da molte letture personali. Che mi hanno dato anche sguardi diversi sulla realtà. 

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Il rumore del vuoto

  IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

At the end

 Dopo aver vagato per anni nella mia mente e cercando nuove esperienze attraverso l'utilizzo di droghe che espandessero e dilatassero la mia coscienza, mi sono reso conto di quanto queste possono anche distorcela, rimandando una percezione alterata della realta'. Le paranoie, la rabbia presente in questi scritti, la falsa percezione della realta' derivavano tutte da quello. Alla fine sono solo un povero idiota, ma anche un grande scrittore. La rabbia sta svanendo e sta nascendo un forte bisogno, anzi non bisogno direi proprio voglia di amare: qualcuno, qualcosa, me stesso. Aveva ragione Monica che dovevo fare un lungo percorso. Chissa' se a me ogni tanto ci pensa ancora senza odiarmi o disprezzarmi. L'odio potrei anche accettarlo, perche' io stesso per primo l'ho riversato su di lei, ma il disprezzo non lo accetto. Non me lo merito. Io mi merito di essere ascoltato e letto e vissuto come un libro aperto. 

Evelyn III

 Che voglia di vederti bere il mio seme. Scrivo solo per te, con i miei occhi rivolti a te.Sono cazzi amari, cara Evelyn. Cazzi amari. Sono aggrappato all'Esistenza: questa esistenza non mi appartiene, ma e' qualcosa di vuoto e inutile tutto questo tempo senza decisioni. La prima cosa da far capire agli altri e' che devo starmene tra me e me. Le voci schiacciano i pensieri.