Sono pomeriggi di luglio, a volte un pò afosi, a volte un un pò piu' freschi: dipende se prevale la corrente del Sahara o quella Atlantica. Il mio umore è basso ma costante. Non so bene a questo punto cosa fare della mia vita se non morire senza infamia e senza gloria. Come direbbe Gilmour non ero né tra i migliori, ma nemmeno tra i peggiori. Una insipida eppure rassicurante via di mezzo, che glorifica i giorni pieni e felici, ma sa accettare anche quelli più scialbi. Aitarn, il mio coinquilino tunisino, un pò è un problema, un pò una possibilità. Non so quanto freni certe cose o quanto sia piuttosto uno stimolo a cui aggrapparsi. Il tempo ce lo dirà.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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