Non sono più in prima linea, ma ormai dietro le quinte. È una frase a doppia interpretazione nel senso che come vita e stile di vita è tutto cambiato in peggio. Ma comunque al riparo da tutto ciò che avevo prima, nel senso che tutto è cambiato. La gente, i soldi, i palazzi anni 70 , decrepiti , la gente che fa mediamente schifo come cultura, come educazione, come tutto. Questa è vera prima linea. Quella di prima, di quando ero giovane era aristocrazia letteraria. Era pura poesia di vita. Era un ritmo di giorni forte e deciso. Che se ne andassero a farsi fottere questi vicini che parlano qui giù da basso. Io in casa giro, scrivo, guardo fuori dalla finestra, penso senza pensare a qualcosa di preciso. Lasciando andare le immagini. Senza fissare nulla di preciso ma solo una sensazione.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
Commenti
Posta un commento