Sono a casa di Alex e cenerò da lui. Ma mi sento strano, molto strano. Il suo cane dorme ai miei piedi, tranquillo. Io ho una sensazione addosso di incertezza e spossatezza. Aitarn inizio a sopportarlo poco: perché le persone mi sembrano tutte o quasi arroganti o presuntuose ? Aitarn è così. Vuole avere ragione sempre a tutti i costi e non vuole sentire ragione. Ha ragione lui,punto e basta è poi sbatte il pugno sul tavolo, come a ribadire chi è il più forte. Dopo aver cenato da Alex, lo ascolto parlare per un ora, poi non lo sopporto più nei suoi monologhi surreali e allora gli chiedo di accompagnarmi a casa. Dopo poco siamo da me. Lo saluto, cercando di nascondere la stanchezza. Salgo, mi sdraio sul letto e mi addormento. Aitarn è ancora in giro. Mi sveglio con il rumore della chiave che gira nella serratura. Due chiacchiere veloci, una riga, e poi lui sta con la sua fidanzata nell'altra stanza e io un salotto con la TV accesa e pensieroso.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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