Sto prendendo un pò le distanze dal CPS,o almeno da certi personaggi che lo popolano. Tipo l'infermiere bastardo e avvilente. Un idiota che si sforza di aiutarti, senza riuscirci. Meglio stare soli e affrontare la vita senza certi personaggi che non possono che farti regredire o rallentare. Meglio evitarli e fidarsi più di sè stessi. Questo processo di allontanamento ha indubbiamente dei lati positivi: mi sento più libero e allo stesso tempo più partecipe della mia vita, che per anni ho avuto la sensazione di subire. Non mi sembra tutto finito ancora, anche se molto è già stato detto. 51 anni non sono pochi: vedo scorrere davanti ai miei occhi immagini di luoghi, donne, viaggi, case, tempi completamente diversi che eppure si incastrano in una linea chiamata vita.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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