Questa notte sa di Cuba. Sento il profumo delle strade dell'Avana, con tutte le ragazze, il via vai di gente nella via principale affollata di bar dove c'era ancora altra gente fino alla strada. Oppure i baracchini di cibo sudamericani. Nelle strade di periferia o nelle vie del centro. Sento il fremito della città, dell'Avana. Qui, solo predatori del disagio altrui. In questa stupida città. Le ragazze di Cuba: con quante sarei potuto andare e non l'ho fatto. Mi ricordo certe feste pieno di ragazze,ma proprio pieno. Non potevi non portartene a casa una quella sera. E forse neanche io l'ho fatto. I bar di Cuba, quel viaggio fino a Santiago, nel Sud dell'isola. Con i suoi villaggi di pescatori,dove la vita scorre placida e lenta. Cuba era una scoperta di fascino e seduzione ogni giorno. Un sogno al di là di quello che io potessi immaginare. Mi ricordo le passeggiate in solitudine al porto dell'Avana, un grande porto pieno di ingranaggi e navi arrugginite. Pensavo a come sarebbe stata la mia vita, ora che mi ero laureato e potevo finalmente volare libero. La crudeltà di certe persone mi ha portato alla psichiatria. Ma questo a voi e agli altri non interessa. Matteo direbbe che sono discorsi noiosi. Da frustrato che non è riuscito a realizzare la propria vita o almeno solo in parte. Con i viaggi, le esperienze di lavoro all'estero. Poi tutto finito. Tutto completamente finito. C'è stato solo un altro anno di lavoro e il confuso e avventuroso viaggio in Messico. Ma l'Avana era un altra cosa rispetto al Messico. Aveva un fascino decadente che veniva emanato soltanto dai suoi palazzi. Dalle donne che incontravi per strada. Ci deve essere una via d'uscita da questa situazione di follia. È questa è un viaggio verso Cuba. Un viaggio che non ho più il coraggio di fare. La malattia ti distrugge anche l'autostima, la capacità che hai di immaginarti in una determinata situazione.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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