Il mio coinquilino Aitarn, che vive qui da ormai un anno, ha sicuramente dato vita a una casa che sembrava quasi disabitata. Dovrà andarsene, i miei genitori non vogliono che stia qui. Per vari motivi, ma soprattutto per il fatto che non paga l'affitto della stanza. Si vive così, alla giornata. Rimbalzando da casa mia a casa dei miei, dove soffiano venti opposti. Aitarn vuole stare qui, in questa casa. Ci piaciamo anche come persone,pur provenienti da due culture e due religioni diverse. Ma devo ammettere che mi linita e un pò mi controlla anche. Tutto finalizzato a mantenere una situazione, uno status quo da cui trae un evidente vantaggio: la tranquillità. Sa com'è, l'autostima, l'orgoglio e il pregiudizio ci hanno rovinato. Non saremo mai più quelli di prima. Non può accadere, possiamo essere diversi questo certamente.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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