Dovrei imparare a scrivere un pò per tutti, non soltanto per me stesso. È difficile comprendere tutte le categorie sociali e attraversare senza far rumore, diversi campi politici. Ma è possibile farlo. E se è vero che ho trascorso troppo tempo ripiegato su me stesso, e questo mi ha un pò precluso qualsiasi prospettiva sociale nella mia scrittura, è anche vero che tutto questo processo interiore era necessario. Dovrei imparare di nuovo ad andare per delle strade in cui il mio nome risuona chiaro e nitido tra le vie. Non sempre stare chiuso qui.Eppure questa casa mi dà una sensazione di riparo da ciò che di più brutto il mondo offre: arroganza, potere,crudeltà. Le tre dee dalla testa mozzata.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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