Lavorare in territori di guerra è un esperienza che non vi consiglio di fare. Io ero giovane, spregiudicato, e non avevo forse niente da perdere. Forse se tornassi indietro farei scelte diverse. Però è andata così e il destino ha creato questa traiettoria di vita. Molte riflessioni su cosa fare una volta risolti alcuni problemi di rientro. C'era chi minimizzava la situazione e c'era chi poneva in grande evidenza il fatto che in mezza tutto questo ci fosse un ricovero psichiatrico. Io per primo non consideravo molto questa cosa, perché sapevo da dove arrivavo e tutte le energie spese in questo viaggio di 5 mesi in Palestina e Israele. Mi sembrava quasi normale che le cose fossero andate così. Cosa che invece non sembrava normale aspirazione tutti gli altri, che però avevo il ricordo di un me prima di questo viaggio che ormai non esisteva più.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
Commenti
Posta un commento