Lo scorso inverno è stato confusionario, rumoroso e delirante. Nemmeno a casa di Mascia ai vecchi tempi si raggiungevano livelli così. È tutto finito, come è cominciato e comunque a qualcosa è servito oltre che a spendere molti soldi: a farmi capire cosa non voglio più. Non ne voglio piu' di gente così in casa, come Beppe che si faceva di nascosto. Come Le Cont, che è ancora tornato sui suoi passi. Eppure il pomeriggio passa, con la scusa del caffè, della donna che lo ha lasciato. Personaggi vanno e personaggi tornano.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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