In questa notte di pioggia voglio aprire il mio cuore alla speranza,alla speranza che i giorni funesti siano finiti. Non è una questione di cosa è accaduto nella mia vita in questi vent'anni, da quando sono a San Giuliano, certamente anche questo, ma soprattutto è una questione di come io ho reagito, o non sono stato capace di reagire a mille situazioni problematiche che in questa città ho vissuto. In questa notte di pioggia capisco che la mia vita non può finire così, in questo modo e con questo atteggiamento disperato. Siamo una famiglia che ha sofferto molto e chiediamo rispetto. Un rispetto che non ci è mai stato dato e che invece dovrebbe essere dovuto. Ma bisogna reagire e a volte fa più male la non curanza con cui le persone hanno trattato il nostro dolore, del dolore stesso. Avremmo voluto avere noi una vita come la vostra,senza dolore, senza una vita spezzata e con giorni e anni felici di fronte a noi. Ma non è stato così. E allora non ci resta che lottare per la nostra felicità. Ma abbiamo anche dei valori forti nei quali crediamo come l'amicizia, il rispetto, l'amore. Valori che qui a San Giuliano non sembrano esistere. È difficile vivere in un territorio così, abitato da gente così. Ci si chiude, ci si isola. I tempi della villa di via Pascoli sembrano un lontano e felice ricordo. Quelli sono stati gli anni più belli, perché ci è stata data una casa dove ricostruire la nostra famiglia, una nuova famiglia.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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