Notte fonda. Notte senza sonno. Fino a qualche anno fa, in queste notti avrei pensato intensamente a Cloud. Ora lei è un vago ricordo. So di aver perso molto tempo dietro a lei, nonostante non lo volessi veramente, eppure così è andata: mi ha sedotto, usato e poi abbandonato. Eppure scorreva,almeno a me sembrava dell'amore nei suoi occhi. Ma non era così. Di Mascia mi mancano i nostri primi anni assieme, quando tutto o quasi era nuovo per me e a volte anche per lei. Ci amavamo,andavamo a concerti, suonavo la chitarra e scrivevo canzoni per lei. Andavamo al cinema, vedevamo mostre e tanta gente,ad aperitivi,cene a casa ,o al ristorante. Per me, nella mia vita è un ricordo bello e importante quello di lei. Spero che lei abbia la stessa considerazione di me di quei ricordi. Lei probabilmente si era innamorata di un altro uomo, alla fine della nostra storia e questa è la cosa forse più importante. Quando ti succede questo, tutto è finito e tutto ti crolla addosso. Non c'è un giorno che non sia di sofferenza. Solo il tempo guarisce certe ferite. Le notti di autunno iniziano a essere veramente lunghe e senza luna. È difficile restare calmi ad aspettare la luce del sole.
Sono le 6e30 del mattino. Io questa notte non ho chiuso occhio.Potrei andarmi a bere un caffè nel bar della piazza a guardare operai e lavoratori stranierfare colazione comprare le sigarette. E magari riuscirei anche a trovare tratti di poesia in questa lenta frenesia mattutina. Ma non ci andrò, perché so già quello che vedrò.
Si fa mattina e il cielo finalmente inizia a schiarire. Il bar sotto casa apre la sua claire e il padrone del bar,come ogni matrimonio mette fuori dal bar,sottil porticato itavolo e le sedie ben disposti e allineati. È lo stesso bar dove sono andato con Eliona prima di sposarci.Quanti ricordi e quanta nostalgia. Eliona che dopo la nostra separazione sarebbe ritornata in Albania, nel suo paese d'origine, abbandonandomi al desiderio di lei.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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