Sono stati anni difficili, lontano da tutto e da tutti. I miei vecchi amici a divertirsi e comunque in ogni caso a vivere e io separato dalla vita da mio padre e le sue ansie e pressioni. Estati, tante, senza donne sbronze, avventure, albe e risate.Le Estati scorrevano una dietro l'altra senza una apparente consistenza. Tutto scivolava via. Tutto nasceva,ogni giorno, per non lasciare nessun segno. Non c'era la pretesa di vivere, ma solo quella di contare i giorni che ci separavano da nuove ansie e nuovi problemi. Estate dopo estate, quando ero nel pieno della mia giovinezza, si costruiva la mia vita di marinaio dell'esistenza,amante e viaggiatore del mondo. Poi le estati sono iniziate a diventare scomode ricorrenze che ci ricordano ogni anno che non abbiamo I soldi per fare quello che fanno gli altri. O almeno non più.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

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