Alex è al lavoro. Dopo passerà a prendermi e andremo a casa sua dove mi ha chiesto di sistemare un pò la cucina in cambio di una cena. È un pretesto per allontanarsi da San Giuliano, con la sua gente e i suoi problemi. La gente che frequento io è indubbiamente problematica. Tossici o presunti tali e prostitute più o meno dichiarate. Alex è al lavoro perché, al contrario di me, pensa di poter fare ancora qualcosa in questa vita e in questo senso sulla tematica lavoro. Per me è un discorso chiuso, finito. Io stupidamente preferisco il mondo del degrado, dell'emarginazione. Non perdendo mai di vista quello patinato delle riviste a cui vendo le mie storie.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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