Ancora una volta. Ancora una volta è notte, notte fonda. Fuori buio e nero si mescolano, c'è solo la flebile luce di qualche lampione a segnare la vita. Dalla finestra della mia cucina si vede il giardino, un pò si respira. Ogni tanto un un flash passato sento il rumore di ambulanze che non esistono. Aitarn vomita in bagno. La solita depressione San giulianese. La devastazione, l'unico fine ( e non mezzo direi) sembra essere quello. Il concetto di mezzo lo sanno tradurre solo in banconote. È l'unica lingua che qui capiscono. Non esistono opinioni,ma solo verità e queste sembrano essere incontestabili.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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