Quando le parole erano parole ci si affezionava a esse. Tu, Burgos, insieme a Giulia, la tua fedele amichetta disincantata e disinibita. Vi odio. Vi odio profondamente e non bastano i vostri giochetti per costringermi ad amarvi. Odio tutte quelle persone che stringevo in una moltitudine di abbracci. E loro accarezzavano il mio ego, con i loro applausi e le loro grida. Quando ero un chitarrista, prima di essere uno scrittore. Prima ancora di diventare io, me stesso, differentemente dall'altro.
Quando le parole erano dolci, le sussurravo al tuo orecchio Mascia e tu timida ridevi. Ora che più niente ci accomuna, il nostro reciproco odio è scritto sulle nostre mani.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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