Desolazione. Nessuno in questa stanza bianca dalle pareti per metà dipinte di un verde un pò pallido. Nessuno tranne me. Mi affaccio fuori e ancora non c'è nessuno. Cerco nella tasca della mia giacca le sigarette e le trovo. Ne accendo una. Il fumo, evanescente, si diffonde per la stanza. Ne posso sentire l'odore acre. È tutto un tempo di attesa,un tempo di attesa di qualcosa o forse meglio di qualcuno a cui poter chiedere almeno dove io sia e cos'è questa stanza bianca che mi avvolge.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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