Forse c'è un nuovo bar nella mia vita, qui in questo stupido paese vuoto e senza senso. Ha tavolini al sole e il suo caffè è forte e corposo. Non ci sono le solite facce rissose, ma una tranquillità, che seppur evanescente, ti restituisce una certa serenità.
Se non siete in grado di capire niente di me, io non posso farci niente. Se non capite niente di me è perché in realtà non vi interessa come sto, ma volete solo sapere quello che faccio. Le tue parole feriscono,le tue parole fanno male agli altri. Sono troppo vere e sincere per non essere apprezzate, eppure odiate da chi non sa ascoltare i segnali della vita. Mi ricordo quando ero in Cisgiordania, i segnali di vita, da parte Palestinese,erano ovunque. Nei minareti,nei cortili delle case. Tra le camionette degli israeliani
e nelle corse verso un riparo dei ragazzini che lanciano l'unica arma che hanno. Le pietre. La disperazione di un popolo, contro l'arroganza di un altro. L'arroganza del potere. C'era una pace in tempo di guerra che non si era mai respirata nella mia vita. Quel sole caldo di Dicembre,tra quelle terrazze,non lo dimenticherò mai. È quello che mi hanno tolto. Quel sole, quella luce pulsante di vita.
Voi volete la perfezione da me? E perchè io non dovrei pretendere lo stesso da voi? Cosa è cambiato?
La considerazione della mia persona che è pari a zero da parte vostra? Non solo per quello che sono stato, ma a volte anche per quello che non sono più.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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